HomeNews TechGoogle Search profiles: la ricerca diventa un po’ più social

Google Search profiles: la ricerca diventa un po’ più social

Dispositivi ricondizionati da CertiDeal e garantiti 30 mesi

Google ha appena aggiunto un nuovo tassello al suo motore di ricerca: i Search profiles, pagine profilo pensate per editori, creator e personalità già visibili sul web. L’idea è semplice, quasi inevitabile: quando qualcuno cerca un media, un creator YouTube o un brand editoriale, Google non vuole più mostrare soltanto una scheda informativa. Vuole proporre una pagina centralizzata, con gli ultimi contenuti, i social, i video e un pulsante per seguire quella fonte.

Non è un nuovo social network di Google, e per fortuna: di tentativi in quella direzione ne abbiamo già visti abbastanza. Però è chiaramente un modo per avvicinare Search, Discover e i contenuti dei creator dentro un’interfaccia più personale. Una specie di mini-hub ufficiale, direttamente collegato all’ecosistema Google.

Una vetrina ufficiale dentro Google Search

I Search profiles sono pensati come spazi dedicati e condivisibili, dove creator ed editori possono mettere in evidenza i propri contenuti pubblicati su più piattaforme. All’interno possono comparire una bio, un avatar, il sito web, i link social, video e pubblicazioni recenti. Da mobile, questi profili possono essere raggiunti dal Knowledge Panel, da Google Discover toccando il nome di un editore o di un creator, oppure tramite URL diretto.

Il dettaglio più interessante, almeno secondo me, non è tanto la pagina in sé. È il pulsante Follow on Google. Quando un utente segue una fonte dal suo profilo, aumenta la probabilità di vedere i suoi contenuti all’interno di Discover. Google lo spiega in modo abbastanza chiaro: il follow può rafforzare la presenza di quella fonte nel feed personalizzato dell’utente.

Per media e creator, questo cambia leggermente la logica. La visibilità non dipende più soltanto da un articolo ben posizionato o da un video che performa bene. Dipende anche da una relazione diretta, anche minima, tra una fonte e il suo pubblico dentro Google.

Un lancio molto selettivo

Google non sta aprendo questa funzione a tutti. Per ora, i Search profiles sono disponibili solo negli Stati Uniti. I requisiti sono piuttosto alti: 100.000 follower su YouTube, Instagram o X, oppure 300.000 follower su TikTok. Serve anche avere almeno 18 anni e rispettare le norme sui contenuti di Google.

È una scelta abbastanza significativa. Google non vuole ancora offrire una carta d’identità digitale a ogni blogger, giornalista indipendente o piccolo sito specializzato. Parte dai profili già forti, quelli che hanno una vera audience social. Il messaggio è chiaro: la ricerca web non guarda più soltanto al sito, ma anche all’impronta complessiva di un creator.

C’è poi un altro punto da non sopravvalutare: creare un Search profile non migliora direttamente il ranking su Google Search. Google lo chiarisce nella sua documentazione. Però, se gli utenti seguono una fonte tramite il profilo, possono vedere più spesso i suoi contenuti su Discover.

Perché Discover è al centro della partita

Discover resta uno degli spazi più ambiti dagli editori, proprio perché non funziona come una ricerca classica. L’utente non digita nulla. Google propone articoli e video in base ai suoi interessi. Per apparire su Discover, un contenuto deve essere indicizzato, rispettare le regole di Google e offrire un’esperienza solida, senza promesse ingannevoli o titoli costruiti solo per attirare clic.

I Search profiles arrivano quindi in un momento piuttosto interessante. Google sta lavorando anche sulle Preferred Sources nelle AI Overviews e in AI Mode, così da far emergere meglio i siti e i creator scelti dagli utenti come fonti preferite. Secondo Google, gli utenti sarebbero anche più propensi a cliccare su una fonte indicata come preferita.

Vista così, la novità non sembra una semplice funzione estetica. I Search profiles rientrano in una trasformazione più ampia: Google vuole personalizzare la scoperta dei contenuti, anche dentro le sue risposte basate sull’intelligenza artificiale.

Una risposta alle preoccupazioni degli editori

Dall’arrivo massiccio dell’IA nella ricerca, gli editori hanno un timore molto concreto: se Google risponde direttamente alle domande, chi continuerà a cliccare sugli articoli? I Search profiles non risolvono questo problema. Però indicano almeno una direzione: Google sembra voler identificare meglio le fonti, renderle seguibili, riconoscibili e più visibili.

È una mossa piuttosto intelligente. In un web pieno di contenuti copiati, riciclati o generati in serie, l’identità di una fonte diventa quasi importante quanto il contenuto stesso. Un media conosciuto, un creator affidabile, una firma ricorrente: è questo che Google prova a mettere più in evidenza.

Considerazioni finali

I Search profiles non cambieranno Google da un giorno all’altro. Il lancio è limitato, i requisiti d’accesso sono rigidi e l’impatto SEO diretto è nullo. Però il segnale è forte. Google vuole trasformare alcune fonti in entità seguibili, un po’ come si segue un canale YouTube o un profilo Instagram.

Trovo questa evoluzione abbastanza coerente. Il motore di ricerca diventa meno neutrale in apparenza, più personalizzato, più editoriale. Può aiutare i creator di qualità a emergere dal rumore. Ma può anche rafforzare ulteriormente i grandi attori, già molto visibili altrove. Come spesso accade con Google, la novità è interessante, ma il vero test arriverà quando uscirà dal perimetro dei grandi profili statunitensi.

FAQ

Che cosa sono i Google Search profiles?

Sono pagine profilo dentro Google Search che raccolgono contenuti, link social, video, bio e informazioni di un editore o di un creator.

I Search profiles sono disponibili in Italia?

Non ancora. Il lancio iniziale riguarda soltanto gli Stati Uniti, con un’espansione internazionale prevista in seguito.

Un Search profile migliora il posizionamento su Google?

No. Google indica che la creazione di un profilo non migliora direttamente il ranking nei risultati di ricerca.

Perché questa novità riguarda Google Discover?

Perché un utente può seguire una fonte dal suo profilo. Questo può aumentare le probabilità che i suoi contenuti compaiano su Discover.

Clémentine
Redattrice |  + posts

Sono Clémentine Pithon, appassionata di tecnologia, scrivo articoli per guidarti nel mondo dei dispositivi ricondizionati. Il mio obiettivo è semplice: aiutarti a fare scelte consapevoli, comprendere i prodotti e sfruttarli al meglio nella vita quotidiana. Suggerimenti, spiegazioni e consigli pratici sono al centro dei miei articoli.

Ultimi articoli

Dispositivi ricondizionati da CertiDeal garantiti 30 mesi